Impronta ecologica: di cosa si tratta

impronta ecologica Ecol Sea

Cosa è e a che cosa serve l’impronta ecologica

Gli effetti delle opere e delle trasformazioni umane sull’ambiente naturale sono sempre più evidenti e temi come il cambiamento climatico, l’inquinamento di suolo e atmosfera, sono diventati ormai l’ordine del giorno. Per identificare l’entità di questi effetti è stato coniato un termine metaforico molto efficace, ovvero impronta ecologica.

Cosa si intende esattamente per impronta ecologica?

Questo non è altro che un vero e proprio indicatore del consumo delle risorse naturali da parte dell’uomo comparato alla capacità della Terra di rigenerarle. Viene calcolato attraverso parametri stabiliti dalla Global Footprint Network, tenendo conto dei consumi in risorse di ogni persona, schematizzati ovviamente nei consumi di una persona tipo, appartenente ad una determinata popolazione, che vive in un determinato territorio. Su questi consumi influiscono, quindi, fattori come rifiuti prodotti, suolo occupato per vivere, beni acquistati, energia consumata ed anidride carbonica emessa.
Una volta effettuata una stima dei consumi della popolazione mondiale, è possibile confrontarla con una stima della produzione delle risorse da parte della Terra. Attualmente queste stime ci dicono che servirebbero 1,7 pianeti Terra per rigenerare le risorse consumate dall’uomo durante un anno, per continuare a mantenere il nostro attuale stile di vita. Risulta evidente come la situazione possa diventare, a breve, del tutto insostenibile.

Ovviamente la responsabilità della situazione non può essere addossata indistintamente a tutta la popolazione mondiale: esiste una sostanziale differenza tra paesi industrializzati, che consumano moltissime risorse in più (il fabbisogno di risorse annuali di alcuni paesi come gli Stati Uniti d’America, nello stesso bilancio effettuato in precedenza, equivale alle risorse rigenerate da circa 5 pianeti Terra), rispetto a paesi che vengono classificati nel Terzo Mondo, che consumano addirittura meno risorse di quante la Terra riesca a rigenerare nel corso di un anno, andando quasi a riequilibrare i consumi dei paesi industrializzati. Ovviamente la direzione negativa verso cui si sta andando non può essere corretta grazie al bilanciamento dei paesi sottosviluppati, poiché significherebbe semplicemente ampliare le disuguaglianze e il sottosviluppo all’interno del mondo.
L’impatto di questa pesante impronta ecologica è visibile anche attraverso il fatto che attualmente si consumano per il cibo più animali e vegetali di quanti se ne riescano a riprodurre durante l’anno. La conseguenza di questa situazione è la diffusione sempre maggiore della pratica degli allevamenti intensivi, una pratica che presenta molte controindicazioni sia di carattere igienico, dato il grande numero di animali all’interno di questi allevamenti, sia di carattere etico, in quanto gli animali sono costretti a vivere in condizioni di disagio.

A tutto questo si aggiunge il fatto che la popolazione mondiale è in crescita costante. Questa crescita spropositata va di pari passo, ovviamente, ad una crescita del consumo di risorse, oltre ad una crescite dell’immissione di anidride carbonica all’interno dell’atmosfera, che combinata al fenomeno della deforestazione, rischia di rappresentare un problema per la disponibilità di ossigeno sul nostro pianeta.

Le soluzioni più immediate a queste problematiche che stanno diventando sempre più concrete, partono sicuramente dal piccolo dell’individuo. Ognuno dovrebbe cercare di ridurre nel suo piccolo il proprio impatto ambientale, ad esempio scegliendo la frutta di stagione, piuttosto che la frutta coltivata tutto l’anno all’interno delle serre, facendo attenzione agli involucri degli alimenti o di altri prodotti acquistati, prediligendo quelli riciclabili e a più basso impatto ambientale, oltre a tentare di ridurre gli sprechi e i rifiuti prodotti.

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