Plastisfera, i batteri della plastica marina

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La plastica ha un ciclo di vita incredibilmente lungo e proprio questa è la causa della sua tossicità: basti pensare che per smaltire un sacchetto per la spesa ci vogliono centinaia di anni. L’aumento dell’utilizzo di plastica e lo scorretto smaltimento dei rifiuti stanno avendo un impatto diretto anche sull’inquinamento dei nostri mari, incidendo sull’esistenza dei pesci e degli organismi marini.

Ne consegue la nascita di nuovo ecosistema marino, che si è sviluppato intorno ai rifiuti plastici, e composto da microorganismi potenzialmente patogeni e dannosi per pesci, uccelli e mammiferi. Gli esperti lo hanno ribattezzato Plastisfera.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Una minaccia per i nostri mari: cos’è la plastisfera

Come è tristemente noto ormai, i rifiuti plastici rappresentano oltre l’80% del totale dei rifiuti dispersi in mare. Batteri, funghi, virus, microalghe, invertebrati, crostacei o minuscoli esseri viventi sono grado di prosperare sulla superficie della plastica abbandonata in mare, utilizzandola come territorio da colonizzare, con un impatto negativo sulla salute degli stessi mari.

Diversi studi hanno evidenziato che gli organismi che fanno parte della plastisfera si distinguono da quelli che si trovano nelle acque superficiali circostanti. Questi variano in base al luogo in cui si trovano, alla stagione e al tipo di plastica su cui si instaurano. Ne consegue, dunque, la nascita di un vero e proprio nuovo habitat nell’oceano.

Come se non bastasse, i rifiuti plastici vanno lentamente incontro a un processo di frammentazione causato dall’esposizione continua ai raggi UV solari, dal calore e dall’azione meccanica esercitata dal moto ondoso e dalle correnti marine, formando in tal modo le cosiddette “microplastiche”. Queste minuscole particelle disorientano gli animali, che non riescono più a distinguere i rifiuti dal cibo. In questo modo, gli animali ingeriscono agenti chimici altamente tossici, come il BPA (bisfenolo A) e il PCB (policlorobifenili), che entrano così a far parte della catena alimentare marina.

Quali sono i rischi per la salute?

Queste microcolonie di batteri della plastica marina rappresentano una minaccia, oltre che per gli stessi mari, anche per la nostra salute. Secondo vari studi, sarebbero circa 1000 le diverse tipologie di microbi che abitano la plastisfera, tra cui figurano quelle che causano malattie nell’uomo e negli animali. Tra questi batteri, infatti, sono stati intercettati anche alcuni appartenenti alla famiglia dei vibrioni, che comprende anche il temibile Vibrio cholerae, responsabile del colera.

Questi microrganismi sono caratterizzati da una proliferazione rapida e resistente, e sono in grado di circolare non solo nei mari di tutto il pianeta ma anche nei fiumi. È stato poi evidenziato che questi nuovi microrganismi sono resistenti all’azione degli antibiotici.

Inoltre, la Plastisfera è in grado di crescere anche su microplastiche inferiori ai 5 millimetri: ciò significa che è facilmente ingeribile dai pesci che diventano vettori di trasmissione di virus e batteri, passando dai loro stomaci ai nostri piatti.

Cura e rispetto per l’ambiente a partire dalla raccolta differenziata

Osservare un comportamento corretto rappresenta un gesto di rispetto per l’ambiente, di cui dobbiamo avere cura e rispetto. Basti pensare all’immenso e unico patrimonio paesaggistico d’Italia che necessita di essere tutelato e valorizzato. Ecco perché anche i piccoli gesti quotidiani possono fare la differenza: effettuare una corretta raccolta differenziata e affidarsi ad apposite aziende, come Ecol Sea, che si occupano dello smaltimento di rifiuti speciali, può davvero rappresentare la chiave di volta per contenere i possibili danni.

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